Nessuna doppia vita

Condividiamo lo scritto della professoressa, nostra compagna del collettivo La Scuola Va Alla Guerra, oggetto della vergognosa campagna mediatica da parte del Mattino di Padova (e non solo)

Ogni giorno, che sia durante una spiegazione o un’interrogazione, mentre guido nell’andare o tornare da scuola, oppure alla mia scrivania preparando le lezioni o correggendo i compiti, mi chiedo se quello che sto facendo è corretto.

Se il mio lavoro è libero da pregiudizi, da favoritismi, da cose date per scontate, da banalità o banalizzazioni, da semplificazioni per semplificarsi la vita. Ogni giorno, lo faccio perché nessuno mi ha insegnato come insegnare, perché mi pongo costantemente in autocritica, cercando il confronto con le ragazze e i ragazzi e con le colleghe e i colleghi, e perché credo fortemente nel valore della scuola.

Credo che ognuno debba avere il diritto di essere considerato all’altezza, di avere delle possibilità concrete di imparare, di ricevere la giusta attenzione individuale inserita nella giusta dimensione collettiva. Perché credo che il compito più importante della scuola sia quello di aiutare i ragazzi ad armarsi di quegli strumenti che un domani serviranno loro nella vita da adulti; gli strumenti che permetteranno loro di prendere le proprie scelte e decisioni senza farsi influenzare da mode, tendenze o dalle voci autorevoli, troppo spesso autoritarie, di turno; di aiutarli a creare le fondamenta su cui poggeranno le convinzioni di domani.

Quegli stessi strumenti che ho avuto la fortuna di sapermi costruire, con tutte le persone che mi hanno accompagnato fino a qui, e che mi hanno portato, con assoluta determinazione, in piazza venerdì 29 marzo. Strumenti che mi permettono di dire che sono antifascista e che insegno. Che sono femminista e che insegno.

Che non giustifico la violenza della polizia e che insegno. Che sono contro le ingiustizie di questa società e che insegno. E che partendo da queste convinzioni non rimango passiva, dietro una tastiera o uno schermo. E che insegno, sempre attiva, sempre pronta a dare e ricevere. E il tutto entra nello stesso quadro, coerente, ma declinato in maniera diversa in base al contesto in cui mi trovo. A scuola, attraverso gli strumenti che competono al mio lavoro, cerco di trasmettere concetti come il rispetto, l’uguaglianza, la libertà di esprimersi e di dibattere a patto di farlo in maniera matura e costruttiva, a non offendersi, a non prevaricarsi, ad aiutarsi l’un l’altro e a non pensarsi come in un’arena dove se muori tu vivo io.

Esattamente quello che vediamo invece succedere tutti i giorni attorno a noi, esattamente quello che auspicano e propagandano certi gruppi politici, a cui Forza Nuova fa da apripista.Voci rilevanti del panorama politico si sono alzate, urlando al brutto esempio e all’incompatibilità. Un’incompatibilità con una realtà che non conoscono o quanto meno di cui non riconoscono i veri problemi. Personaggi politici che così in fretta si sono domandati di come io potessi insegnare, si sono mai con altrettanta prontezza domandati del perché la scuola pubblica, anno dopo anno, sia sempre più disastrata?

Tetti che crollano, scale che non reggono, palestre inesistenti o all’aperto, armadi che rischiano (o lo fanno) di cadere addosso agli alunni, laboratori assenti o pieni di anticaglia,… fondi che mancano per i progetti, fondi che mancano per il sostegno, fondi che mancano per il materiale e per garantire a tutti le stesse possibilità.Ai miei alunni insegno ad approfondire ogni questione, a non accontentarsi della prima impressione, a non rimanere sulla superficie; insegno la logica e insegno a guardarsi intorno con occhi trasparenti dal pregiudizio, di qualunque tipo, per comprendere ciò che succede e cercarne le cause. Insegno a riflettere sulle domande prima di buttarsi su risposte semplici o banali. Insegno a chiedersi quale sia la migliore angolatura per affrontare un problema.

O almeno ci provo.Esattamente il contrario di tutto quello che hanno fatto i giornalisti in questi giorni, a cui, con ostinazione, non ho voluto dire nulla per evitare che le mie parole fossero ulteriormente stravolte e strumentalizzate.

E perché non mi interessa dire al mondo che la descrizione che hanno fatto di me i giornali non corrisponde a realtà, che non ho nessuna doppia vita e che mi sento coerente in tutte le scelte che faccio, dal manifestare all’insegnare. Ciò che mi interessa sono invece le relazioni vere: i miei studenti che mi sorridono e che mi vedono esattamente uguale a prima, i colleghi che incrociandomi…”siamo con te”. Le decine e decine di amici, nuovi e vecchi, colleghi di altre scuole, persone sconosciute, parenti, che mi esprimono solidarietà, che sanno chi sono, come mi impegno in tutto quello che faccio mettendoci il cuore, come non imponga mai il mio pensiero.Questo è il mio mondo, che gli altri si costruiscano il loro.Padova, 4 Aprile 2019

Maria

P.S.: Queste le mie parole a cui ho voluto dare un taglio molto personale, in allegato invece una petizione scritta Coordinamento Veneto per la Scuola Pubblica, di cui faccio parte, che sta girando nel web al link https://sites.google.com/view/insegnantieantifascismo/insegnanti-e-antifascismo con un taglio più generale e politico.

Ringrazio chiunque, riconoscendosi nei principi esposti, volesse sottoscriverla.

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