[Palermo] Dopo i cani antidroga al liceo Umberto lettera aperta dei genitori al preside: “Hai tradito un patto di fiducia”

Le famiglie chiedono al dirigente scolastico che ha chiesto l’intervento dei carabinieri in classe un faccia a faccia con i ragazzi. Già 25 le adesioni

Rimproverano al preside di essere “venuto meno a un accordo sottoscritto da entrambi” e di non averli “convocati per problemi legati allo spaccio o al consumo di droghe leggere o pesanti”. Sostengono che “il fine non giustifica i mezzi” e chiedono un confronto aperto coi ragazzi con i quali ha rotto un patto di fiducia. Venticinque genitori degli studenti del liceo Umberto I di Palermo scrivono una lettera aperta al dirigente scolastico Vito Lo Scrudato, che la settimana scorsa ha chiesto l’intervento dei cani anti-droga a scuola. Un’iniziativa che ha suscitato l’ira degli alunni (“Trattati come criminali”, hanno scritto in una nota) e ha diviso professori e famiglie.

Alcuni si sono schierati a sostegno dell’iniziativa del preside, che aveva raccolto l’allarme di alcuni genitori preoccupati per il fenomeno del consumo di droghe a scuola. Altri hanno preso le distanze, convinti che l’incursione dei carabinieri a scuola non sia il modo migliore per affrontare il problema che pure esiste. Lo dimostrano i dati dei Sert e delle forze dell’ordine. Nel 2018 sono un centinaio i minorenni che si sono rivolti ai servizi per chiedere aiuto. Già a 13 anni, fumano marijuana e si costruiscono la prima “pipetta” per sciogliere i cristalli di crack, ormai sempre più diffuso. Un allarme che ha coinvolto anche le scuole: molti presidi hanno preso l’abitudine di far fare le ronde ai bidelli, molti istituti di Palermo e provincia hanno ricevuto la visita delle forze dell’ordine nell’ambito del progetto “Scuola sicura”.

Ieri l’appello al preside di 25 genitori che non hanno apprezzato di non essere stati coinvolti nelle scelte del liceo. Una lettera aperta scritta da Roberta P., madre di Andrea, e sottoscritta già da altri 24 genitori: “Lei rappresenta la Scuola – si legge – anche per questi ragazzi; quella scuola a cui ci siamo voluti affidare, dopo aver riflettuto sulla vostra proposta di offerta formativa e che, di conseguenza, abbiamo scelto con entusiasmo”. I genitori citano il documento in cui si parla di strategie educative unitarie e accusano il preside di aver tradito quell’accordo firmato al momento dell’iscrizione: “Lei è venuto meno a un accordo sottoscritto da entrambi. Non ricordiamo di essere stati convocati dalla scuola per problemi legati allo spaccio e/o consumo di droghe leggere o pesanti che siano; non ci risulta che i ragazzi e le famiglie siano stati coinvolti in progetti di analisi e prevenzione del problema droga. Non ricordiamo di dibattiti a cui siamo stati chiamati a partecipare; né ci risulta che le famiglie siano state rese partecipi di scelte così invasive e stigmatizzanti come il far entrare le forze dell’ordine nelle classi, nei corridoi, nei bagni della nostra scuola”.

Una lettera di due cartelle, che si conclude con una richiesta accorata al dirigente scolastico: “Riteniamo necessario che lei, a nome della scuola, si chiarisca con i suoi ragazzi, che hanno mostrato di già una grande maturità civica e democratica volendo approfondire, confrontarsi dibattere; che si metta in discussione per non aver rispettato la loro capacità di saper ascoltare e per avere mortificato la loro voglia di confrontarsi; e per avere infranto con noi genitori quel patto di fiducia, che era una vostra proposta. Pertanto, crediamo sia necessario incontrarci tutti, insieme ai nostri ragazzi, per ristabilire quel clima di operosità comune, che è stato duramente compromesso dagli ultimi eventi”.

Tratto da Repubblica

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