Comunicato Cobas Padova

Venerdì 29 marzo molti di noi hanno partecipato ai presidi antifascisti di piazza dei Signori e di piazza delle Erbe per manifestare contro l’oscurantismo clerical-fascista rappresentato dalla prevista manifestazione di Forza Nuova dal Santo alla Prefettura di Padova.

Una manifestazione che rappresenta uno scempio dei dettami della nostra Costituzione, un insulto alla cittadinanza di Padova contro cui molteplici sono state le prese di posizioni, anche istituzionali: il questore ha fatto orecchie da mercante, concedendo il corteo ad un manipolo di fascisti camuffati da cattolici integralisti, e limitando agli antifascisti il solo stazionamento nelle piazze centrali della città.

Poi forti dell’indignata partecipazione – la stampa ha riportato il numero di un migliaio – gli antifascisti hanno fatto un breve corteo, giungendo fino in via Oberdan, dove la testa dello stesso, formato in gran parte di donne, ha incontrato il tappo predisposto dalla Questura.

Non appena i cordoni delle ragazze sono arrivati a ridosso del blocco dei celerini, questi, immediatamente e senza alcun preavviso, hanno menato bastonate per circa 2 minuti, procurando ematomi e ferite ad almeno una dozzina di persone, in larga parte donne, verso cui vi è stato un vero e proprio accanimento.

È stata una aggressione, pesante e preordinata, nessuno scontro, nessun tafferuglio: i video amatoriali apparsi sugli organi di stampa on line lo testimoniano. Alcuni di noi, presenti nei sottoportici, lo hanno ben visto. Maria Giachi, insegnante precaria all’IIS Alberti, si è beccata le bastonate dai celerini, è stata agguantata e strattonata, ha cercato di divincolarsi, magari avrà urlato qualche improperio: cosa doveva fare?!

Mostrare l’altra guancia per il successivo manganello?!

Siate seri: la sua unica colpa è di essere stata lì tra le prime file in quanto donna, femminista e antifascista, il resto sono bugie e fango a cui si sono prestati anche dei giornalisti che si sono improvvisati questurini.

Un pessimo servizio di cronaca e di verità.

Il Provveditore agli studi avrà modo di documentarsi, lo faccia, tenendo conto della professionalità, della stima, del riconoscimento, dell’affetto che studenti e colleghi hanno della professoressa Maria Giachi. Come sindacato della scuola riteniamo che un’insegnante che testimoni pubblicamente la propria avversione nei confronti di ideologie e pratiche dichiaratamente discriminatorie, razziste o fasciste, esprima un messaggio educativo pienamente coerente con il dettato costituzionale e con la dignità della propria figura istituzionale.

COBAS – Comitati di base della scuola

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