FUORI L’ESERCITO DALL’UNIVERSITÀ!

FUORI L’ESERCITO DALL’UNIVERSITÀ!

“Libro e moschetto: fascista perfetto” si diceva nel Ventennio per condensare in uno slogan il militarismo grottesco dei seguaci di Mussolini. Non a caso la formula è declinata al maschile: l’idea di donna che il fascismo portava avanti era quella della brava massaia, angelo del focolare e madre indefessa di futuri soldati pronti a morire per la patria.

Pensate siano tempi lontani? Purtroppo no.

Le forze armate sono sempre più presenti negli istituti scolastici e universitari. Come a Cremona, dove le alunne e gli alunni di una scuola elementare hanno visitato il comando provinciale dei carabinieri, posando poi per una foto dove indossavano caschi e scudi antisommossa. Come a Venezia, dove in un liceo è stato organizzato per il 4 novembre un incontro con ufficiali della Marina e della Guardia di Finanza.

Quelle e quei docenti che hanno rifiutato di partecipare, invocando il ripudio della guerra presente all’articolo 11 della Costituzione, sono stati tacciati di tradimento patriottico addirittura da Elena Donazzan, assessora per l’Istruzione della giunta Zaia.
Invece di sottrarsi a questa preoccupante tendenza, l’Università di Padova rilancia e organizza per la mattina di venerdì 22 novembre un convegno dal titolo: “Sisters in Arms. Per uno sguardo di genere nella risoluzione di disparità e conflitti”.

A tre giorni dalla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Università di Padova e l’Esercito italiano tentano di utilizzare la questione della parità di genere per rendere digeribile la presenza di rappresentanti delle forze armate all’interno delle strutture universitarie, cercando di mascherare ciò che l’esercito è e sarà sempre: uno strumento di dominio e oppressione.

A dimostrare che non è con questo convegno che la struttura maschilista e patriarcale dell’esercito verrà davvero contrastata sta il fatto che il codice penale militare risale al 1941 e non prevede il reato di molestie e abusi sessuali, che sono invece in continua crescita nelle caserme.

L’Università dimostra ancora una volta quanto siano tuttora stretti i suoi legami con le forze armate e l’ideologia militarista, nonostante questo tentativo di pinkwashing. Dagli istituti che collaborano con le industrie produttrici di armi ai dipartimenti che organizzano convegni atti a risolvere problemi tutti interni ai corpi militari, l’Università italiana investe sempre maggiori risorse per rendere continua tale collaborazione.

Senza affrontare invece concretamente il sessismo onnipervasivo che comporta ad esempio, per l’Università di Padova, che le studentesse compongano il 53,4 % delle iscrizioni mentre le docenti siano soltanto il 35,6 % e le dirigenti soltanto il 25 %. All’interno di una società in cui il maschilismo è ovunque presente, non vogliamo solo pari opportunità, ma eguaglianza concreta e materiale!

P.S.: Volete davvero parlare della parità di genere negli apparati militari? Allora parliamo della rivoluzione del Rojava e delle molte donne curde, arabe, assire e turcomanne che combattono nelle Unità di protezione delle donne (YPJ) in Siria del Nord e che ben di più hanno fatto per l’emancipazione femminile di qualsiasi convegno.

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